Vale la pena di spendere una somma più o meno pari al prezzo di un amplificatore a transistor o digitale per acquistare un pedale pesante, ingombrante e che simula un solo amplificatore, e non uno famoso, classico e usato da virtuosi e rockstar, ma uno di nicchia, prodotto per pochi anni e considerato un modello di transizione tra due amplificatori tra i più popolari della storia? Penso proprio di sì! L'importante è capire cos'è (ma soprattutto cosa NON è) questo pedale.
Usato come overdrive, ovvero per "spingere" un amplificatore valvolare già sull'orlo della saturazione, è limitato, poco versatile, complesso da regolare: la stessa Origin Effects ha una gamma di pedali (meno cari e meno ingombranti) molto più adatti allo scopo. Dove veramente eccelle è nel cambiare completamente il carattere di un amplificatore pulito, e ancor di più nel sostituire del tutto l'amplificatore. Io lo uso in due modi: come pedale in un Princeton Reverb e come sostituto dell'amplificatore nella mandata di una pedaliera digitale, abbinato alle IR di cabinet scaricabili gratuitamente dal sito di Origin Effects (ottime, pari e in alcuni casi superiori a tante IR a pagamento).
Con l'amplificatore (che va regolato pulitissimo, pena una sovrapposizione di saturazione che risulta subito eccessiva) permette di ottenere un suono pieno e corposo, ma allo stesso tempo presente, complesso e profondo, che risponde al tocco come i migliori valvolari regolati al punto giusto (il famoso "sweet spot" ) tra pulito e disorto: i riferimenti sono tanti, da Keef a un noto barbuto texano, passando per il più bel suono mai ottenuto con lo slide e arrivando fino a power chords da rock anni 70. Come un vero amplificatore valvolare prende benissimo i pedali di gain (overdrive, ma anche fuzz) ed esalta le differenze tra tipi di chitarre e di pick up. Il controllo Post Drive EQ è prezioso per bilanciare l'equalizzazione del pedale con quella dell'amplificatore, e fa davvero la differenza rispetto ad altri pedali "amp in a box" che suonano bene solo con certi amplificatori. E poi c'è il tremolo... E' un effetto che non ho mai usato volentieri perchè mi ha sempre dato l'impressione di interferire con l'attacco delle note e di imporsi sul tempo: quello del Deluxe 61, che riproduce il bias tremolo dei piccoli valvolari Fender, come il mio Princeton, entra sul decadimento della nota, senza interferire con l'attacco, ma a differenza di quello dell'amplificatore è dotato di tap tempo (bisogna usare un pedale esterno, quello piccolo ed economico di Harley Benton funziona perfettamente) e permette regolazioni più ampie; il risultato è il tremolo perfetto, che si può tenere sempre inserito, controllandone l'intensità iniziale con il tocco e il tempo col pedale. Si tratta di un effetto che arricchisce il timbro della chitarra senza imporsi, e che conferisce più carattere ad un suono che di carattere ne ha già da vendere.
Ma è come simulatore di amplificatore che il Deluxe 61 dà il meglio di sé: inserito in uno dei due loop della pedaliera Helix Effects di Line 6 e abbinato ad un cabinet virtuale IR si comporta esattamente come un valvolare, rispondendo al tocco come nessun simulatore digitale riesce ancora a fare (so che prima o poi ci arriveranno, e manca poco, però...) ed offrendo un suono pieno, corposo e complesso, tridimensionale, che restituisce il suono della chitarra che vi si collega e che mostra una notevole versatilità: una hollow body con i P 90 spazia dal jazz al rockabilly, ma può essere decisamente rock se solo si spinge con l'attacco e il volume, con le solidbody valorizza i diversi tipi di pickup e con le vecchie lap steel Supro e Rickenbacker viene da domandarsi dove siano nascoste le valvole. Le stessa versatilità la dimostra anche negli abbinamenti con le impulse responses: suona perfetto con la simulazione di Fender Deluxe del '61 fornita da Origin Effects, ma abbinato ad altri cabinet virtuali diventa un vero e proprio camaleonte: un bassman 4X10, una 4X12 vintage inglese, un Twin Reverb con i JBL gli permettono di spaziare per generi e stili diversi, mantenendo sempre il carattere e la risposta dinamica che lo rendono speciale. Quello che non perde è un certo "accento americano", di stampo Fender, che permane anche abbinandolo all'IR della cassa British per eccellenza, una 12 X 12 Vox con i Celestion in alnico. Infatti per quel tipo di suoni mi affido allo Scarlet Tunic di Thorpy, che è nell'altro loop. Trucco n. 1: se è possibile regolare il livello di send e return nelle mandate della pedaliera è possibile programmare entro certi limiti la saturazione ed il livello dell'emulatore di amplificatore per ogni patch, aumentando la versatilità del sistema. Trucco n. 2: se la pedaliera ha due loop si possono usare due emulatori in parallelo, ciascuno con la sua IR (se si ha memoria sufficiente) o con un'unica cassa virtuale per entrambi. Per quanto riguarda il tremolo ho già detto: resta magico anche così. Da ultimo, un confronto con il più recente emulatore di ampli di Origin Effects, il Deluxe 55: i due pedali hanno la stessa risposta dinamica "vera", la stessa qualità da "dove avranno nascosto le valvole?", ma un carattere molto diverso: il 55 è soprattutto indicato per suoni saturi e aggressivi, non ha praticamente timbriche pulite se non con l'aiuto del controllo di volume della chitarra, e tende a rispondere quasi come un fuzz sulla frequenze basse, il 61 parte da un pulito ricco e complesso, ha un'infinita gamma di sfumature di crunch e arriva ad una saturazione piena e ricca di sustain, ma che non arriva all'effetto "piccolo valvolare sul punto di esplodere" del fratellino.